RISPOSTA A SCIDA’

Caro Scidà,

 ha chiesto ed ottenuto spazio su La Sicilia e  la sua  lettera è stata "democraticamente" –come tante altre- pubblicata. Sembra che a  Catania funzioni così :  si finisce tutti  a bussare alla porta di Mario Ciancio, anche chi lo ha criticato duramente.  Dispiace che alla fine l’abbia fatto per attaccare Report, come se alla fine fosse la trasmissione di Rai 3 la causa dei mali di Catania. Alla fine tra le tante critiche ricevute c’è anche la sua,  quella di un ex magistrato che stimiamo per il suo operato e per la sua limpidezza, l’accettiamo la sua critica : è la prova che quello di Report, attaccato da destra e sinistra è stato un servizio senza padrini né padroni.  Ma forse è proprio questo che ha spiazzato di più secondo una mentalità, una cultura dominante in questa bellissima città. Una volta qualcuno avrebbe chiesto " chi vi manda?" . Nessuno, non ci ha mandato nessuno. Ed è il messaggio più rivoluzionario che si può dare alla città. In 65 minuti non si può raccontare l’universo mondo, sono state fatte delle scelte non ideologiche, ma puramente editoriali, narrative  e televisive. So benissimo che ognuno di noi vorrebbe che venisse trattato l’argomento a cui tiene di più, sul quale magari ha investito una vita. Il mio rammarico più grande non è stato  quello di non parlare della magistratura catanese, che avrà pure le sue storture, come altre procure in Italia,  ma non aver avuto il tempo di parlare delle iniziative umanitarie che grazie al volontariato sono presenti a Librino o della scuola pubblica che per via dell’accordo di Corso dei Martiri è stata svenduta ai privati. La forza di Report è stata sempre questa, basarsi sui fatti e non sui padrini. Un tipo di giornalismo indipendente che secondo me, invece di dirgli addio  andrebbe stimolato,  invogliato e finanziato invece di criticarlo, altrimenti si finisce, come al solito, per bussare alla porta dell’unico editore presente sulla piazza.

Con immutata stima.

Sigfrido e Antonio    

 

 

Report, addio! (LA SICILIA 26/4/09) di Giambattista Scidà

Intorno alla tanto discussa puntata su Catania, le parole più appropriate sono apparse su “La Sicilia” del 25/03/2009 p. 2: ammesso lo sfascio, dov’erano mai, mentre esso avanzava, le Procure della Repubblica, e dove i politici, qualcuno dei quali innalzato dal voto dei catanesi a personaggio nazionale? e dove gli altri? Il riferimento è stato chiarissimo a responsabilità innegabili e tuttavia sempre sottaciute : sottaciute anche da Report, come se un “via libera” per certi attacchi (inauditi, sino alla vigilia della trasmissione) avesse viaggiato insieme con nette interdizioni per altri tabù (lo penseremmo, se non fosse noto anche a noi che la conduttrice del servizio e i suoi collaboratori non sono persone da domandar lasciapassare o da farsi imporre sbarramenti).

Ma c’è ora da chiedersi se quello scritto, lucido e penetrante, non abbia prodotto, in luogo dell’effetto auspicato (un’inchiesta ampia, vera), l’effetto opposto : di stop ad ogni inchiesta, per la destatasi coscienza, in tutti i dormienti o sonnecchianti, dell’errore commesso col non tentare, almeno, di impedire quell’una. Il sistema di potere, che tiene saldamente in pugno la città, ha nell’informazione, robustamente presente anche in campo imprenditoriale, e nella giustizia requirente e nella politica componenti essenziali, ognuna delle quali correlata alle altre due: del che c’è stata, sinora, operosa e coerente conferma : come, ad esempio, in occasione della copertura del posto di vertice della Procura Repubblica. Lo strappo, non saputo prevenire, a così essenziali solidarietà, non può avere sviluppi. Non sono possibili né ritorni sullo stesso bersaglio, senza altri coinvolgimenti (ché a nessuno sarebbe consentito il piacere di guardare dalla spiaggia il magnum alterius laborem, in mezzo ai flutti in tempesta), né allargamenti del campo, senza che l’insieme, tutto, si trovi messo a repentaglio.

E’ dunque verosimile che proprio l’articolo, al quale ci inchiniamo, abbia promosso, senza volerlo, rapide ricuciture. Forse alita già, col profumo delle zagare nuove, un sentore antico di pax cathinensis.

Se è così, Report addio!

* * *

Tra gli argomenti non toccati dalla trasmissione, è quello che più dovrebbe esserlo, non appena si parli di Catania : ma si tratta di tema che sùbito rimanderebbe a responsabilità amministrative (non attribuibili, nemmeno per celia, al solo Scapagnini), e a responsabilità dello apparato repressivo, inadeguato nell’accertarle e perseguirle, o nolente è il sinistro primato catanese di criminalità minorile, messo in luce già nel ’92, con una inchiesta del TpM, estesa a tutto il Paese, e confermato, nel 2005, da una tesi di laurea in Scienze Politiche (discussa a Torino e non a Catania!). Quel primato è comprovatamene attuale anche oggi, come da ricerca in corso della stessa studiosa.

La dipendenza della criminalità dei minori dalla criminalità amministrativa, privatizzatrice di pubbliche risorse, sottratte alla riabilitazione dei quartieri deprivati e all’assistenza educativa, nonché il rapporto tra l’agire amministrativo, perverso, e il non agire (o peggio) della repressione, venne rappresentato al CSM, nel ’96, da chi già allora motivatamente invocava per Catania nomina di un Procuratore estraneo all’ambiente. E ancor prima – nell’88 in una relazione al Procuratore Generale – avevamo detto, alto e forte, come la criminalità minorile fosse uno dei costi inflitti alla società catanese dall’assetto della governance locale.

Se ci fosse un’inchiesta vera, anche di queste responsabilità dovrebbe parlarsi, francamente, e del come non è stato possibile mai che se ne parlasse : tutto il discorrerne arrestandosi al mero riecheggiamento delle nostre statistiche, con accurata censura di ciò che scrivevamo circa le cause. E anzi si ebbe la faccia, in prossimità di elezioni europee, di affermare che la criminalità minorile, all’acme, era scomparsa: per taumaturgico merito – era ovvio – di un certo candidato.

E certo si parlerebbe del dissesto, di nuovo, ma per leggerne il processo di formazione in anni anteriori a quelli di Scapagnini. Né potrebbero essere evitati, crediamo, l’argomento mafia, e il tema che sarà dibattuto a Roma, fra qualche mese, davanti a quel Tribunale : imputati di diffamazione a mezzo stampa, Marco Travaglio e un giornalista catanese, e querelante un notissimo magistrato di Catania.

Nella discussione irromperebbe, così, la fatale S. G. La Punta, un tempo dipendenza di Catania, ma da venti anni forgiatrice della sua mala sorte.

Addio davvero, Report: addio!

Giambattista Scidà

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