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RAFFAELE LOMBARDO: LE RELAZIONI PERICOLOSE

Le relazioni pericolose

Le relazioni pericolose

“Non vi scuddati, ci resi i soddi nostri! Del pigno … ci resi a iddu ppa campagna elettorale…”. Il capo di cosa nostra Vincenzo Aiello parla in prima persona. “Ci resi” vuol dire “ho dato”, in questo caso a Raffaele Lombardo. Soldi per la campagna elettorale. Soldi di una presunta “messa a posto” che ammonterebbe a circa il 2% dell’intero affare. Un centro commerciale che vale decine di milioni di euro nella parte Sud di Catania. Un’operazione che vedrebbe coinvolti nomi noti dell’imprenditoria non solo catanese, ma che testimonierebbe un rapporto diretto tra Vincenzo Aiello e Raffaele Lombardo in campagna elettorale.

La conclusione delle indagini a carico del presidente della Regione Raffaele Lombardo per concorso in associazione mafiosa sarebbe stata favorita…CONTINUA A LEGGERE SU LIVESICILIA.IT

“S” edizione catanese è in edicola

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Mafia, affari, politici e imprenditori prezzolati hanno in mano Catania.

Con il mensile “S” iniziamo a mettere “a nudo” il sistema. In tutte le edicole di Catania e provincia

Tutti i documenti e le intercettazioni del processo sulla “cricca dei servizi sociali”, che si aprirà il 18 aprile. La copertina dell’inserto speciale di 16 pagine dedicato a Catania da “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da oggi, punta i riflettori sul procedimento contro il sistema che avrebbe sfruttato per favorire gli amici i fondi destinati ai meno abbienti. Nel nuovo numero del mensile un’inchiesta di Antony Distefano e Antonio Condorelli sulla “cricca sociale”, con tutti i nomi delle persone chiamate dai politici nelle commissioni sui servizi sociali.

Il cuore del processo è proprio quello, quel fiume di nomi e cognomi reclutati dalle segreterie politiche di Pdl ed Mpa ed entrati nel sistema dei servizi sociali. Un sistema nel quale facevano capolino progetti fantasma, centri diurni finanziati e inutilizzati, campagne elettorali e spartizioni. E agli atti ci sono anche i fax del sindaco di Catania Raffaele Stancanelli con le segnalazioni. Ma lui, che si è anche costituito parte civile nel processo, si difende: “Ho agito nel pieno rispetto della legalità e delle regole”.

Quattro pagine dei capi d’indagine, in partciolare, sono riservate alle segnalazioni a mezzo fax dell’allora assessore Stancanelli. Fax inoltrati anche ai diretti interessati, tutti contenenti una frase di rito non proprio solenne: “Come già comunicato per le vie brevi”. Su queste basi, i nominativi venivano inseriti anche quando le Commissioni erano state create tempo prima. Secondo l’indagine del pm Setola, da assessore alla Famiglia di Totò Cuffaro, Raffaele Stancanelli avrebbe concorso in peculato per le somme di 22.987, 7.390 e 311.985 euro, oltre all’abuso d’ufficio per le stesse nomine. Le segnalazioni, secondo l’accusa, sarebbero “illegittime e illecite”.